Costruire meglio, inquinare meno: cosa ci insegna una cooperazione di lungo corso
In un mondo segnato da una rapida urbanizzazione, per esempio in Asia e in Africa, le città si espandono per soddisfare il crescente fabbisogno di alloggi, scuole, ospedali e infrastrutture. Ma questa espansione ha un costo: il settore edile è responsabile di circa un terzo delle emissioni mondiali di CO₂. A ciò si aggiungono ondate di caldo, talvolta estreme, inondazioni e tempeste sempre più frequenti. Pertanto, gli edifici devono essere progettati non solo per consumare meno energia, ma anche per resistere meglio agli effetti dei cambiamenti climatici.

Per 20 anni la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha sostenuto i propri partner in Asia, Africa e America latina nella costruzione di edifici più efficienti dal punto di vista energetico e più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici. In questo dossier dedicato all’edilizia sostenibile, ripercorriamo i principali risultati di questo impegno e gli insegnamenti tratti da circa due decenni di esperienza sul campo. Spiegazioni di Christian Frutiger, vicedirettore della DSC e capo della Cooperazione tematica.

Intervista
Per una famiglia che vive in una regione soggetta a ondate di caldo, inondazioni o tempeste, quali vantaggi concreti offre un edificio progettato meglio?
Un edificio progettato meglio tutela innanzitutto la salute della famiglia: l’isolamento, la copertura riflettente, la ventilazione, il pavimento sopraelevato e i materiali impermeabili mantengono l’ambiente interno vivibile e riducono il rischio di malattie e colpi di calore. Meno malattie significa anche redditi maggiori, poiché i genitori saltano meno giorni di lavoro – un onere che grava soprattutto sulle donne. Infine, una struttura solida protegge l’abitazione – spesso l’unico bene reale di un nucleo familiare modesto – dalla distruzione, che è all’origine dell’azzeramento dei risparmi e della caduta in povertà.
La DSC opera in questo settore da circa 20 anni. Quali sono gli esempi concreti che illustrano l’impatto del suo impegno sul campo?
I risultati parlano da sé. In India abbiamo aiutato il Governo a elaborare l’«Eco-Niwas Samhita», il primo codice energetico del Paese per le abitazioni: semplici regole progettuali che rendono gli alloggi più confortevoli anche senza aria condizionata e che dovrebbero evitare l’emissione di circa 100 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030. Per quanto riguarda i materiali, il cemento LC3, sviluppato dal Politecnico federale di Losanna in collaborazione con partner in India e a Cuba, emette fino al 40 per cento di CO₂ in meno rispetto al cemento tradizionale, a un costo pressoché analogo. Nella regione dei Grandi Laghi, il progetto «PROECCO» ha dato vita a un mercato di mattoni a prezzi accessibili, a basse emissioni di anidride carbonica e resistenti a condizioni climatiche estreme. Ma l’impatto più significativo è spesso quello sulle persone: in Mongolia, per esempio, la riqualificazione energetica delle scuole ha fatto salire la temperatura delle aule da circa 15 a 22°C, riducendo fino al 48 per cento le assenze di alunne e alunni per malattia e consentendo ai genitori di non dover mancare al lavoro per curarli.

Questi progetti riguardano contesti molto diversi tra loro: l’India, la Mongolia e la regione dei Grandi Laghi in Africa. In che modo la DSC adatta il proprio approccio da un Paese all’altro?
Non trasferiamo un modello bell’e pronto, bensì un approccio. Il principio rimane lo stesso: ridurre le emissioni di gas a effetto serra e migliorare la salute e il reddito delle famiglie grazie a edifici di più alta qualità, con soluzioni che però variano a seconda del clima, dei materiali disponibili, delle risorse delle persone e del contesto istituzionale. Se in India la sfida principale è rappresentata dal caldo e dall’aumento dell’efficienza energetica su larga scala, in Mongolia l’accento è posto sull’isolamento termico contro il freddo estremo, mentre in una regione fragile come quella dei Grandi Laghi, caratterizzata da instabilità, si procede in modo diverso, partendo da ciò che è possibile e affidandosi innanzitutto agli attori locali. Adattare l’approccio significa proprio questo: realizzare ogni soluzione insieme a coloro che conoscono al meglio le loro esigenze e radicarla nel tessuto locale di imprese, istituzioni e autorità.
In che modo questo impegno in contesti lontani gli uni dagli altri va anche a vantaggio degli interessi della Svizzera?
Il clima non conosce confini: ogni tonnellata di CO₂ evitata in India o altrove contribuisce al raggiungimento degli obiettivi globali, da cui dipende anche la nostra sicurezza climatica. Questo impegno va quindi direttamente a vantaggio della Svizzera: mette in risalto le sue riconosciute competenze in materia di standard edilizi, efficienza energetica e materiali innovativi come l’LC3, sviluppato nei nostri laboratori, e offre nuove opportunità alle sue imprese e alle sue tecnologie nei mercati emergenti in forte crescita, dove le prassi di oggi determineranno gli acquisti di domani. Infine, rafforzando la resilienza delle regioni fragili, riduce i rischi di crisi, sfollamenti e futuri costi umanitari, che finirebbero per ripercuotersi anche su di noi.
Per avere un impatto globale e duraturo, la cooperazione allo sviluppo da sola non basta. In che modo i poteri pubblici, i finanziatori e il settore privato possono accelerare insieme questa transizione, in particolare nelle città in forte crescita?
Nessuno di questi attori può farcela da solo. I poteri pubblici stabiliscono le regole: nelle città che crescono rapidamente, è fondamentale disporre di standard edilizi chiari e realmente applicati, poiché ogni edificio costruito oggi avrà un impatto sul clima per decenni. Ma le regole da sole non sono sufficienti se ognuno è mosso da un interesse diverso: il promotore vuole costruire al minor costo possibile, l’investitore vuole un rendimento elevato, mentre l’inquilino paga le bollette dell’energia. È quindi necessario conciliare questi interessi, per esempio attraverso la concessione di prestiti agevolati per gli edifici a risparmio energetico oppure la comunicazione di informazioni chiare sul loro rendimento. I finanziatori, dal canto loro, fungono da leva: assumendosi una parte del rischio legato ai primi progetti, catalizzano i finanziamenti privati. È proprio questa combinazione, e non un singolo elemento, a permettere un salto di qualità.
Questo tipo di trasformazione richiede tempo e un impegno duraturo. In che modo la DSC mantiene la rotta nel lungo periodo, nonostante le priorità politiche e i contesti locali siano in continua evoluzione, a volte molto rapidamente?
Il cambiamento nel settore edile richiede effettivamente tempo: si tratta di un settore prudente, legato a consuetudini e norme di vecchia data. In India ci sono voluti quasi 15 anni di impegno costante per portare a termine il nostro programma. Mantenere la rotta implica varie cose. Innanzitutto, la flessibilità: un progetto deve essere in grado di adattarsi, sfruttare le opportunità che si presentano e superare gli ostacoli imprevisti, senza perdere di vista il proprio obiettivo. Un altro aspetto molto importante è la capacità di creare un clima di fiducia, per cui sono indispensabili una pianificazione a lungo termine e una presenza sul posto. Infine, serve una visione che vada oltre i cicli politici.
Tuttavia, il vero successo si misura non solo sulla base della nostra presenza, ma anche di ciò che continua a esistere senza di noi.

Prossime tappe
Grazie a due decenni di esperienza, la DSC ha potuto constatare che è possibile conciliare sviluppo, resilienza e riduzione delle emissioni, a condizione di agire sulle leve giuste, con i partner giusti e nel lungo periodo. Le sfide rimangono immense: solo in Asia e in Africa, entro il 2050 dovrebbero sorgere oltre 100 miliardi di m² di nuovi edifici. Ciò che scegliamo di costruire oggi, e il modo in cui lo costruiamo, determinerà le condizioni di vita di miliardi di persone nei decenni a venire.
La DSC intende fare tesoro di questi risultati. Sebbene l’attenzione si stia progressivamente spostando verso sistemi di raffreddamento sostenibili, l’impegno della DSC a favore di un ambiente resiliente e costruito a basse emissioni di anidride carbonica rimane una priorità trasversale della sua cooperazione internazionale.
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