Migrazione e sfollamento forzato: lo speciale ruolo di collegamento svolto dalla DSC tra l’azione locale e la politica globale attraverso la cooperazione internazionale
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è riconosciuta come un attore globale credibile in materia di migrazione e sfollamento forzato, la cui influenza va ben oltre l’istituzione stessa. Facendo da ponte tra l’innovazione a livello nazionale e la politica globale, la DSC promuove un cambiamento sistemico. Dall’istituzionalizzazione di rotte migratorie sicure per le lavoratrici e i lavoratori in Nepal alla ricerca di soluzioni durature per lo sfollamento nel Corno d’Africa, l’impegno a lungo termine e l’esperienza della Svizzera fanno la differenza per le persone migranti in situazioni di vulnerabilità.

La migrazione è un fenomeno universale: le persone hanno sempre reagito alle sfide economiche, sociali, politiche, securitarie e ambientali cercando sicurezza o migliori opportunità. Oggi circa 281 milioni di persone, pari a circa il 3,6 per cento della popolazione mondiale, sono migranti internazionali. La ricerca di lavoro e la domanda di manodopera sono elementi centrali del percorso migratorio: circa il 60 per cento dei migranti internazionali sono lavoratori migranti, di cui il 42 per cento donne. Mentre il rapporto tra le persone in movimento e la popolazione mondiale non è cambiato molto negli ultimi 60 anni, il numero di persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti armati, catastrofi naturali o cambiamenti climatici è in aumento. In tutto il mondo si contano oltre 117 milioni di uomini, donne e bambini sfollati, di cui 71,2 milioni nei loro stessi Paesi. Le persone migranti in situazioni di vulnerabilità, a prescindere dal loro status, sono esposte al rischio di violazioni dei diritti umani, sfruttamento, discriminazione, mancato accesso ai servizi, compresa la sicurezza sociale e la giustizia, lavoro forzato o traffico di esseri umani. Tuttavia, la mobilità umana può anche offrire un immenso potenziale di sviluppo, sia per i Paesi di origine che per quelli di destinazione, quando le condizioni sono sicure, eque e dignitose. Nei Paesi di destinazione, immigrate e immigrati pagano le tasse, portano innovazione e imprenditorialità e incrementano la forza lavoro. Nello stesso tempo le loro rimesse, ossia il trasferimento di denaro verso i loro Paesi di origine, costituiscono una parte significativa del PIL di molti Stati: solo nel 2023 le rimesse verso i Paesi a basso e medio reddito hanno raggiunto i 669 miliardi di dollari, quasi tre volte il volume dell’intero aiuto ufficiale allo sviluppo.
In questo contesto, la cooperazione internazionale svizzera persegue un approccio equilibrato, tematizzando sia le sfide che le opportunità della migrazione, in linea con l’Agenda 2030. Si adopera per proteggere e assistere le persone migranti in situazioni di vulnerabilità e le popolazioni sfollate, nonché per creare prospettive socioeconomiche durature nei Paesi e nelle regioni partner, anche attraverso l’inclusione finanziaria e condizioni adeguate per una migrazione sicura e regolare delle lavoratrici e dei lavoratori. Inoltre, investe in sistemi di governance della migrazione che mitigano i rischi della migrazione non sicura e dello sfollamento, massimizzando i benefici della migrazione regolare. Per valutare l’efficacia del proprio lavoro e misurare il proprio impatto effettivo, la DSC ha commissionato una valutazione indipendente dei suoi interventi globali su un periodo di sette anni (2017–2024) nel campo della migrazione e dello sfollamento forzato. Il rapporto finale, pubblicato nel gennaio del 2026, corrobora l’attuale approccio della Svizzera. Il team di valutazione ha riscontrato un forte allineamento strategico con le priorità della politica estera svizzera e con le esigenze dei Paesi partner. Il rapporto evidenzia inoltre quello che il team di valutazione indipendente ha definito il «modello svizzero», ossia un riconoscibile valore aggiunto del nostro Paese basato su un approccio combinato di impegno a lungo termine, innovazione operativa, partenariati a più livelli, trasferimento di conoscenze, competenza tematica e orientamento strategico.
La pazienza strategica in azione: un decennio di trasformazione della migrazione per motivi di lavoro in Nepal
Un contesto esemplare, in cui sono stati riscontrati risultati concreti del «modello svizzero», è il Nepal. Per molte persone nepalesi, lavorare all’estero è una necessità. La migrazione per motivi di lavoro è stata per decenni una comune strategia di sussistenza e questa pratica continua ancora oggi, con 2,1 milioni di cittadine e cittadini nepalesi che hanno cercato lavoro all’estero nel 2021. I principali Paesi di destinazione della forza lavoro nepalese sono gli Stati del Golfo, la Malaysia e l’India. Di conseguenza, nel 2023 oltre un terzo delle famiglie nepalesi ha ricevuto rimesse dall’estero e nel 2024 le rimesse nepalesi hanno raggiunto la cifra record di 14,2 miliardi di dollari, pari al 26 per cento del PIL. Tuttavia, pur apportando benefici economici sia al Paese di origine che a quello di destinazione, le lavoratrici e i lavoratori migranti devono affrontare rischi sistemici e personali significativi: migliaia di nepalesi subiscono gravi infortuni o si ammalano lavorando all’estero, basti pensare che in un solo anno sono stati registrati 1400 decessi di lavoratrici e lavoratori migranti nepalesi, spesso a causa delle cattive condizioni di lavoro, del caldo e della mancanza di sicurezza sociale. Il rischio di sfruttamento è elevato, poiché gli aspiranti migranti cadono spesso nelle maglie di agenzie di reclutamento private che fanno leva sulla disinformazione e applicano tariffe elevate.
In questo contesto, il coinvolgimento decennale della Svizzera in Nepal ha dimostrato che gli impegni a lungo termine possono essere determinanti per trasformare il panorama della migrazione per motivi di lavoro. Partendo dal principio che tale migrazione dovrebbe essere una fonte di prosperità e non di precarietà, la DSC ha costruito insieme al Governo nepalese una solida rete di sicurezza attraverso progetti come «Safer Migration» (SaMi). Oggi le lavoratrici e i lavoratori migranti nepalesi hanno accesso alle informazioni, all’assistenza legale e alla formazione professionale, un risultato diretto degli sforzi compiuti per rafforzare i canali di migrazione sicuri e regolari per la forza lavoro. Inoltre, coloro che ritornano nel loro Paese di origine beneficiano di provvedimenti d’integrazione sociale ed economica. Piuttosto che sull’aiuto temporaneo, queste iniziative si concentrano sull’istituzionalizzazione dei servizi all’interno delle strutture federali del Nepal, assicurando che il sostegno alle persone migranti sia integrato nel sistema di governance nazionale. Con il sostegno della DSC, in tutto il Nepal sono stati istituiti centri di risorse per migranti (cosiddetti «migrant resource centres»), che ogni anno forniscono assistenza legale, sostegno psicosociale e formazione finanziaria a migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti e alle loro famiglie. Le lavoratrici e i lavoratori migranti formati hanno dichiarato di aver ottenuto salari più alti e di aver raggiunto una migliore stabilità finanziaria, contribuendo a un più efficace reinvestimento delle rimesse. Si prevede che i centri aumenteranno dagli attuali 156 a un totale di 400, con l’obiettivo di raggiungere col tempo circa tre milioni di beneficiari diretti e indiretti sull’insieme dei 753 enti governativi del Nepal.
La valutazione indipendente dimostra che la DSC è stata fondamentale nel sostenere la politica nazionale del Nepal e nel facilitare la transizione della fornitura di servizi ai governi locali, contribuendo così all’attuazione della Costituzione federale nepalese.

Soluzioni durature nel Corno d’Africa: colmare il divario tra aiuto umanitario e aiuto allo sviluppo
Il «modello svizzero» ha avuto particolare successo anche nel Corno d’Africa, dove la Svizzera è notoriamente all’avanguardia nell’attuazione di soluzioni durature agli sfollamenti prolungati. Le soluzioni durature si realizzano quando le persone sfollate non hanno più bisogno di assistenza e protezione specifiche a causa del loro spostamento e possono esercitare i loro diritti senza subire discriminazioni. Andando oltre l’assistenza a breve termine, la DSC combina aiuto umanitario, sviluppo e promozione della pace – il cosiddetto «triplo nesso» – per aiutare le donne e gli uomini sfollati a ricostruire le loro vite. Questo aspetto è particolarmente importante nelle regioni dilaniate da conflitti e soggette a rischi climatici, come il Corno d’Africa. Si stimava che entro la fine del 2024 più di 10 milioni di donne, uomini e bambini sarebbero stati indotti allo sfollamento nella regione, soprattutto a causa di violenze e conflitti armati prolungati, violazioni dei diritti umani, insicurezza alimentare e il crescente impatto dei cambiamenti climatici. A causa del carattere durevole delle crisi, le persone rimangono sfollate per lunghi periodi senza una chiara possibilità di raggiungere l’autosufficienza. La strategia della DSC si concentra quindi sul passaggio dall’assistenza emergenziale a breve termine alla promozione di soluzioni durature e all’inclusione socioeconomica nella regione.
Collaborazione con il settore privato: il progetto Saameynta in Somalia
La collaborazione con il settore privato è una componente fondamentale della strategia della DSC, che agisce come leader nello sbloccare capitali per le comunità colpite dallo sfollamento attraverso microfinanziamenti e approcci orientati al mercato. In Somalia, «Saameynta» è un progetto di punta che illustra l’innovazione del settore privato attraverso uno strumento di finanziamento che fornisce prestiti alle persone sfollate nel loro Paese, facilitando la loro inclusione economica in ambito urbano. Il progetto ha promosso direttamente l’integrazione di 60 000 persone a livello locale. Inoltre, si stima che l’effetto catalitico complessivo del progetto abbia raggiunto 140 000 persone, poiché molti interventi sono stati concepiti a favore dell’intera popolazione urbana, per esempio con il rafforzamento della governance urbana e della pianificazione urbana inclusiva, il miglioramento della governance fondiaria, il potenziamento dei mezzi di sussistenza e delle opportunità economiche nonché la pianificazione e la partecipazione a livello comunitario. A beneficiarne sono soprattutto le donne, poiché il progetto si rivolge specificamente alla sicurezza della proprietà terriera per le donne e per i nuclei familiari guidati da donne. Il progetto «Saameynta» ha avuto anche il merito di aver colmato efficacemente il divario tra l’assistenza umanitaria e lo sviluppo a lungo termine, promuovendo un’integrazione urbana sistemica e soluzioni abitative permanenti anziché la gestione di campi temporanei.

Un impegno per un cambiamento duraturo e un’innovazione sostenibile
Il lavoro svolto in Nepal e nel Corno d’Africa è esemplare di un approccio svizzero più ampio che vede la migrazione non solo come una sfida, ma anche come una forza trasformativa per lo sviluppo sostenibile. Questi successi non sono isolati, bensì il risultato di competenze tematiche e priorità che bilanciano le opportunità economiche con la tutela dei diritti umani, assicurando che le persone migranti godano di vantaggi economici e contribuiscano al contempo a creare società pacifiche e inclusive. La valutazione ha messo in luce che il lavoro della DSC in materia di migrazione e sfollamento forzato è molto pertinente ed efficace. Lo speciale approccio della DSC combina con successo innovazione operativa, partenariati a più livelli, impegno a lungo termine e competenze tematiche per raggiungere un cambiamento sistemico. Questo approccio è evidente, per esempio, nella promozione dell’inclusione economica nel Corno d’Africa o nell’integrazione dei centri di risorse per migranti nelle strutture governative locali del Nepal; ne derivano servizi per la migrazione sostenibili, gestiti localmente e orientati a soluzioni a lungo termine, anziché un sistema parallelo di aiuti. Nel complesso, questo particolare modello permette alla Svizzera di avere un impatto significativo e di essere riconosciuta a livello globale come leader del settore, pur essendo un attore relativamente piccolo. La Svizzera è apprezzata come partner affidabile e non impositivo, che rispetta l’operato locale e costruisce la capacità istituzionale a lungo termine dei governi partner, dimostrando che il collegamento tra le realtà sul campo e la politica globale può creare un impatto duraturo.
Guardando al futuro, la DSC continuerà a rispondere alle esigenze di protezione delle persone migranti in situazioni di vulnerabilità e a sostenere la loro integrazione socioeconomica, valorizzando al contempo il potenziale economico di una migrazione sicura e regolare.
Link
- Valutazione indipendente dell'impegno della DSC in materia di migrazione e sfollamento forzato 2017-2024 (EN)
- Volume II - Allegati - Valutazione indipendente dell'impegno della DSC in materia di migrazione e sfollamento forzato 2017-2024 (EN)
- Scheda di valutazione: Valutazione indipendente dell'impegno della DSC in materia di migrazione e sfollamento forzato 2017-2024 (EN)
- DSC Migrazione e sfollamento forzato
- Migrazione e sfollamento forzato – Rete tematica della DSC (EN)
Contatto
Eichenweg 5
3003 Berna