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ComunicazioniPubblicato il 24 settembre 2026

Quando il Forum Theatre trova la sua voce locale

Vulnerabilità, dipendenze e dinamiche di potere nella cooperazione internazionale sono direttamente collegate ai rischi di sfruttamento, abusi e molestie sessuali. È nostro dovere affrontare questi rischi e non nuocere. In Tanzania e nel Corno d’Africa di lingua somala il Forum Theatre «Fit for PSEAH?», sviluppato in Svizzera, pone al centro lingue locali, storie e riferimenti culturali, incoraggiando gli attori e il pubblico locali a prevenire tali rischi attraverso il loro stesso teatro-forum.

Foto di gruppo del cast e dei moderatori sul palco in occasione dell’esperienza di Forum Theatre «Fit for PSEAH?» in Dar es Salaam, Tanzania.

Come si avvia una conversazione pertinente sullo sfruttamento, gli abusi e le molestie sessuali, soprattutto se l’argomento è difficile da affrontare apertamente?

A volte, si inizia salendo su un palcoscenico. Nel Forum Theatre, il pubblico assiste allo svolgersi di una situazione difficile. Ma non si limita a guardare: è invitato a porsi domande e a discutere le scelte operate. Propone alternative e può persino entrare a far parte della rappresentazione per vedere se una reazione diversa possa cambiarne il corso.

È questa l’idea alla base di «Fit for PSEAH?», un’iniziativa interattiva di Forum Theatre sviluppata originariamente dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) in collaborazione con la compagnia teatrale Kuckuck-Produktion di Zurigo nel 2020. Da allora, si sono svolti spettacoli a Berna e presso le Nazioni Unite a Ginevra, New York e Roma, seguiti da primi progetti pilota di adattamento locale in Etiopia e nello Zimbabwe. Oggi, l’iniziativa entra in una nuova fase: non si tratta più soltanto di portare il Forum Theatre in diversi Paesi, ma di affidare questa metodologia alle realtà locali.

Che cos’è la PSEAH?

PSEAH è l’acronimo inglese di «prevention of sexual exploitation, abuse and harassment» e significa in italiano prevenzione dello sfruttamento, degli abusi e delle molestie sessuali. È il termine usato dalle Nazioni Unite e dalle ONG per indicare le misure adottate per proteggere le persone dallo sfruttamento, dagli abusi e dalle molestie sessuali da parte del proprio personale e di quello associato nella collaborazione internazionale. Lo sfruttamento, gli abusi e le molestie sessuali sono fenomeni diffusi e possono avere gravi conseguenze psicologiche, fisiche, sociali e di altro tipo per le persone sopravvissute o le vittime. Inoltre, le conseguenze per l’organizzazione possono includere la perdita di personale qualificato e un clima di lavoro negativo.

Il DFAE promuove la tolleranza zero nei confronti dell’inazione contro lo sfruttamento, gli abusi e le molestie sessuali. La prevenzione dello sfruttamento, degli abusi e delle molestie sessuali (PSEAH) è una priorità fondamentale, sia a livello interno che per le organizzazioni partner. La PSEAH è rilevante per la sicurezza delle persone beneficiarie, dei clienti e del personale della DSC e delle organizzazioni partner. Sistemi PSEAH solidi non sono opzionali, sono fondamentali per fornire un’assistenza sicura e responsabile e per mantenere la credibilità della Svizzera nella cooperazione internazionale.

Dalla traduzione alla localizzazione

Nel 2006, la Tanzania e le regioni di lingua somala del Corno d’Africa sono stati i primi due contesti del nuovo programma di localizzazione PSEAH (2026–2029) della DSC a trasformare il Forum Theatre PSEAH in uno spettacolo teatrale locale, che riflette le realtà vissute dalle persone che lavorano nelle organizzazioni umanitarie e di sviluppo o che fanno parte delle comunità interessate da tali programmi.

La compagnia teatrale svizzera Kuckuck-Produktion, specializzata nella metodologia del teatro-forum, e compagnie teatrali locali, specialiste e specialisti PSEAH, facilitatrici e facilitatori, nonché partner attuatori hanno collaborato per sviluppare nuovi scenari, ispirandosi a situazioni, lingue e dinamiche di potere familiari al loro pubblico. I copioni sono stati elaborati in swahili e somalo, e le facilitatrici e i facilitatori locali sono stati formati per condurre in modo autonomo le future rappresentazioni. L’obiettivo non era semplicemente tradurre un’iniziativa svizzera già esistente, ma adattarla al contesto locale.

La localizzazione è molto più di una traduzione. Significa fare in modo che le comunità si riconoscano nelle storie raccontate, sentano il proprio linguaggio e discutano di questioni che riflettono la loro realtà quotidiana.
Bihawa Swaleh, incaricata di programma nazionale, Ufficio di cooperazione della DSC a Nairobi.

Per le regioni di lingua somala, questo ha significato innanzitutto esaminare i rischi specifici in materia di sfruttamento, abusi e molestie sessuali e le dinamiche sociali a Mogadiscio, Giggiga e Garissa attraverso una valutazione del contesto. Sulla base dei relativi risultati i gruppi locali hanno creato tre spettacoli teatrali ambientati in contesti riconoscibili: università, luoghi di lavoro e situazioni di distribuzione di aiuti.

Lingua, dialetti ed espressioni familiari sono stati integrati insieme ai concetti locali di dignità, autorità, protezione e responsabilità. Anche la musica e la danza somale sono entrate a far parte degli spettacoli, contribuendo a creare un ambiente familiare in cui poter discutere questioni delicate. Il risultato non è semplicemente una versione locale della stessa pièce teatrale, è uno strumento di sensibilizzazione pensato per risultare familiare alle persone che lo utilizzano.

Come afferma Bihawa: «Gli spettacoli hanno suscitato interesse perché riflettevano situazioni che le persone riconoscevano nella propria vita».

Quando il pubblico diventa parte della storia

In Tanzania, la nuova fase è stata inaugurata con un evento di alto livello di Forum Theatre presso l’Ambasciata di Svizzera a Dar es Salaam, realizzato in collaborazione con la «Tanzania Bora Initiative» in qualità di partner locale per l’attuazione. Lo spettacolo teatrale è stato accompagnato da musica locale e interventi di spoken word, riunendo rappresentanti delle Nazioni Unite, della società civile, dei partner di sviluppo e di organizzazioni locali.

Tuttavia, i processi più significativi sono emersi quando la distinzione tra palcoscenico e pubblico ha iniziato a svanire. Le e i partecipanti hanno messo in discussione le decisioni prese dai personaggi, hanno proposto alternative e alcuni sono saliti di persona sul palcoscenico. Insieme, hanno approfondito tematiche riguardanti il potere, la disuguaglianza di genere, la responsabilità e gli approcci incentrati sulle persone sopravvissute agli abusi.

Per Esther Majani, incaricata di programma nazionale presso l’Ufficio di cooperazione della DSC in Tanzania, è proprio qui che la localizzazione fa davvero la differenza: «quando i partecipanti riconoscono la propria realtà negli scenari adattati localmente, la conversazione diventa molto più franca e concreta».

Il Forum Theatre offre qualcosa che una presentazione o un documento programmatico difficilmente possono realizzare: consente alle e ai partecipanti di vivere in prima persona l’incertezza di una situazione difficile. Non c’è sempre una risposta ovvia. Le e i partecipanti possono sperimentare una reazione, osservarne le conseguenze, dissentire gli uni dagli altri e prendere coscienza della propria responsabilità. Come spiega Esther, le persone possono «esercitarsi a prendere decisioni reali in un ambiente sicuro», invece di limitarsi a ricevere indicazioni su ciò che prevede una politica PSEAH.

Creare uno spazio per parlare di questioni delicate

Questa interazione è particolarmente importante quando si affronta un tema che può continuare a essere considerato un tabù. Per Omer Abdirahman Muhumed, uno degli attori coinvolti nell’iniziativa a Giggiga nel Sud-Est dell’Etiopia, la reazione del pubblico ha dimostrato che tali conversazioni sono possibili quando si crea lo spazio giusto. Invece di ricevere le informazioni in modo passivo, le e i partecipanti diventano parte del processo di ricerca di soluzioni.

Le persone hanno ascoltato con attenzione le diverse opinioni, mostrando rispetto a chi ha preso la parola e incoraggiando chi, tra il pubblico, è salito sul palco. Si è così creato un ambiente positivo e di sostegno, in cui le persone si sono sentite sempre più a proprio agio nell’esprimere le proprie opinioni su un tema delicato.

Alla fine degli spettacoli, alcuni membri della comunità hanno chiesto che il programma venisse esteso ad altri distretti e aree rurali, mentre leader comunitari e funzionari governativi hanno espresso interesse a introdurlo nei propri uffici.

Sviluppare le capacità locali al di là di una singola esibizione

Le rappresentazioni sono solo una parte dell’iniziativa. A seguito dell’evento inaugurale di alto livello tenutosi a Dar es Salaam, alcuni workshop di localizzazione e l’intensa formazione di più giorni sul Forum Theatre, insieme ai processi di scrittura delle sceneggiature e alle prove, hanno riunito compagnie teatrali, specialiste e specialisti PSEAH e facilitatrici e facilitatori in Tanzania e a Nairobi, con l’obiettivo di sviluppare e sperimentare spettacoli adattati al contesto locale specifico. Quattro gruppi locali formati attraverso il Forum Theatre hanno ora cominciato a diffondere l’approccio in otto regioni della Tanzania e in tutta l’area di lingua somala del Corno d’Africa. In ogni sede di attuazione vengono individuati servizi di supporto alle persone sopravvissute radicati nel territorio, che vengono attivamente coinvolti nel processo; inoltre, incontri con le parti interessate che si tengono prima dell’evento facilitano la partecipazione e l’appropriazione locale delle rappresentazioni adattate al contesto, ponendo al contempo le basi per la loro diffusione.

Al centro di questo approccio vi è la localizzazione: combinare conoscenze culturali, competenze teatrali ed esperienza in materia di tutela, affinché i gruppi radicati nel territorio possano fare propria la metodologia.

Lingue diverse, palcoscenici diversi e storie diverse, ma la stessa ambizione finale: creare spazi in cui le persone possano riconoscere i rischi, mettere in discussione i comportamenti dannosi ed esplorare modi migliori per reagire allo sfruttamento, agli abusi e alle molestie sessuali.

La comunità locale, seduta in cerchio, riflette sul tema PSEAH al termine dello spettacolo del Forum Theatre PSEAH a Tanga, in Tanzania.

Informazioni sul Forum Theatre PSEAH

L’iniziativa «PSEAH Forum Theatre Localisation» fa parte del programma quadriennale di partenariato strategico della DSC per la localizzazione della prevenzione dello sfruttamento, degli abusi e delle molestie sessuali. In collaborazione con la compagnia teatrale Kuckuck-Produktion di Zurigo e con gli uffici di cooperazione della DSC, tra il 2026 e il 2029 il Forum Theatre PSEAH della DSC sarà adattato ai contesti locali di nove diversi Paesi o regioni. Le compagnie teatrali locali saranno formate alla metodologia del Forum Theatre e sostenute nello sviluppo di una produzione di Forum Theatre PSEAH pienamente adattata al contesto locale, che sarà poi portata in tournée nel Paese o nella regione interessati, con rappresentazioni nelle comunità in cui sono attivi programmi pertinenti della DSC e di altre organizzazioni.

Le rappresentanze interessate possono contattare il focal point PSEAH all’indirizzo sdcpseah@eda.admin.ch per avere ulteriori informazioni.

Contatto

Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)
Eichenweg 5
3003 Berna