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ComunicazioniPubblicato il 13 dicembre 2024

Conflitti e insicurezza causano milioni di sfollati

A causa dell’aumento dei conflitti e dell’insicurezza, sempre più persone, in particolare donne e bambini, sono costrette a fuggire dalle proprie case. In Siria e nella regione, in Kenya e nell’Africa occidentale e settentrionale, la DSC si impegna a proteggere gli sfollati e a garantire loro condizioni di vita sicure e dignitose.

Una ragazza vestita con un abito color pastello è in piedi su una spiaggia e guarda il mare. La testa è coperta da un foulard nero.

I conflitti armati sono una delle principali cause di sfollamento forzato nel mondo. Fedele alla sua tradizione umanitaria, la Svizzera si impegna a proteggere i diritti degli sfollati e a garantire loro condizioni di vita sicure e dignitose nelle regioni di accoglienza, contribuendo così a rafforzare la stabilità mondiale.

Il numero di persone costrette alla fuga è in aumento: secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), attualmente in tutto il mondo oltre 117 milioni di persone, tra donne, uomini e bambini, sono costrette a lasciare le proprie case. Di queste, secondo l’IDMC, 75,9 milioni sono sfollati interni, ossia non varcano le frontiere nazionali. Tra coloro che attraversano i confini, la maggior parte, ossia il 70 per cento, trova rifugio in un Paese vicino e tre quarti si stabiliscono in Paesi a basso o medio reddito.

Di fronte a questa situazione, la Svizzera interviene attivamente attraverso la cooperazione internazionale allo sviluppo e l’aiuto umanitario per trovare soluzioni che migliorino in modo sostenibile le condizioni di vita e la protezione delle popolazioni sfollate nelle regioni di provenienza e che riducano il rischio di nuovi spostamenti forzati, contribuendo così ad aumentare la stabilità nelle regioni colpite. Inoltre, grazie al suo impegno a lungo termine, la cooperazione internazionale contribuisce alla prevenzione dei conflitti, alla promozione e alla costruzione della pace, al rafforzamento delle istituzioni democratiche e al consolidamento dello Stato di diritto nei Paesi fragili.

Di seguito vengono presentate alcune iniziative concrete promosse dalla Svizzera: sostegno alla formazione dei profughi siriani in Giordania e Libano, promozione dell’imprenditoria nei campi profughi di Dadaab in Kenya e protezione di bambini e giovani lungo le rotte migratorie nell’Africa occidentale e settentrionale.

Siria: sostegno ai profughi nella regione

Ragazze e ragazzi chiacchierano in gruppo o camminano insieme verso l'uscita dell'edificio scolastico. Alcune ragazze indossano veli bianchi o colorati.

Il conflitto siriano ha provocato una delle più gravi crisi di sfollati al mondo. Dal 2011, oltre 7 milioni di persone sono state costrette a spostarsi all’interno della Siria, mentre circa 6 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi, come Libano e Giordania, dove la situazione socioeconomica e politica è in continuo deterioramento. Questi sfollamenti forzati aumentano la vulnerabilità delle persone colpite e pongono notevoli sfide alle comunità ospitanti.

Attraverso un programma di cooperazione regionale, la Svizzera si adopera per migliorare la sicurezza e le condizioni di vita delle persone vulnerabili e colpite dal conflitto, concentrandosi sui settori della protezione, dell’istruzione e dell’acqua e gettando le basi per una convivenza sicura e pacifica. I documenti di stato civile e i diritti alla casa, alla terra e alla proprietà rimangono tra le priorità legali più urgenti. Senza questi strumenti, infatti, l’accesso a servizi come l’istruzione è limitato, mentre aumenta il rischio di apolidia, abusi e sfruttamento, soprattutto per donne e bambini. Per affrontare queste criticità, la Svizzera collabora con il Norwegian Refugee Council e con attori locali, adottando un approccio regionale che comprende misure di prevenzione, assistenza legale e supporto giuridico.

In Giordania, in media il 12 per cento dei bambini profughi siriani non frequenta la scuola. Per far fronte a questo problema, la DSC sostiene attivamente la riforma in corso del settore scolastico sia con un programma congiunto dell’UNESCO e del Ministero dell’istruzione sia con programmi educativi per i profughi e le comunità ospitanti. Anche in Libano la DSC sostiene l’istruzione inclusiva attraverso organizzazioni partner e collabora con l’UNICEF per rafforzare il settore scolastico e promuovere un sistema giudiziario adeguato ai minori. In Siria la DSC collabora con Save the Children per garantire ai bambini sfollati l’accesso all’istruzione.

Nella regione la DSC è attiva anche nel settore idrico, per prevenire conflitti legati all’approvvigionamento. Ad esempio, in Siria collabora con l’UNICEF per sostenere un progetto che favorisca l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, mentre in Libano e nel campo profughi di Azraq in Giordania sostiene iniziative volte a garantire l’accesso all’acqua potabile.

Kenya: una vita dignitosa per i profughi del campo di Dadaab

Una donna con una maschera protettiva blu sta in piedi dietro la sua bancarella di frutta. In offerta ci sono vari tipi di frutta: banane, agrumi, ananas, mele, papaya.

Il Kenya è a livello mondiale uno dei principali Paesi di accoglienza per persone sfollate. Molte di loro vivono in grandi campi profughi. Quello di Dadaab, nel Kenya orientale, è il più grande e ospita circa 385 000 persone, principalmente somale. Le condizioni di vita nel campo di Dadaab sono difficili: le persone dipendono largamente dalle organizzazioni umanitarie internazionali e vivono per lo più isolate dal resto della società keniota.

Il piano Shirika, lanciato dal Governo del Paese, mira a cambiare questa situazione e a promuovere una politica di insediamento integrata per i profughi. Sebbene i progressi siano ancora limitati, la riforma ha incentivato maggiori investimenti in progetti di sviluppo a lungo termine (cosiddette «durable solutions») per i profughi nei campi.

A Dadaab la DSC è attivamente impegnata in un progetto che promuove l’integrazione sociale e l’indipendenza economica dei profughi. In tale contesto, sostiene l’organizzazione Inkomoko, che offre finanziamenti di avviamento e servizi di consulenza con l’obiettivo di fornire agli imprenditori e alle imprenditrici del campo il capitale e le conoscenze necessarie per sviluppare in autonomia le proprie attività. Se da un lato l’integrazione dei profughi nella società keniota procede lentamente, dall’altro il progetto nel campo di Dadaab rappresenta un passo importante per stimolare l’economia locale, creando reddito e posti di lavoro. Grazie a queste iniziative, i profughi possono sperare in un futuro migliore e in una vita dignitosa.

Africa occidentale e settentrionale: protezione di bambini e giovani lungo le rotte migratorie

Un'area di accoglienza e di gioco per i bambini, per consentire ai loro genitori e tutori di partecipare ai corsi di formazione offerti da un partner locale del progetto EJM.

Oltre 5 milioni di bambini e giovani si trovano, per diverse ragioni, lungo le rotte migratorie dell’Africa occidentale e settentrionale. Le cause che spingono alla mobilità sono molteplici e legate, in particolare, all’insicurezza, alla violenza armata, alle crisi politiche e climatiche e al degrado delle risorse naturali, ma anche a tradizioni familiari o alla ricerca di migliori opportunità socioeconomiche. Questa mobilità può offrire vantaggi, ma espone anche a numerosi rischi.

Per affrontare queste sfide, nel 2022 la DSC ha avviato il progetto «Bambini e giovani lungo le rotte migratorie», con l’obiettivo di rendere più sicura la mobilità e proteggere questi gruppi – in particolare le ragazze – esposti a vari tipi di vulnerabilità. Il progetto, realizzato da Helvetas, Terre des Hommes e dalla Società tedesca per la cooperazione internazionale (GIZ), interessa sei Paesi: Tunisia, Marocco, Guinea, Mali, Niger e Senegal.

Nell’ambito del programma di protezione di questo progetto sono stati creati sportelli unici che funzionano come centri di accoglienza per i bambini e i giovani migranti. Squadre mobili identificano i giovani e li indirizzano verso gli sportelli, dove viene valutata la loro situazione. I giovani vengono quindi accompagnati verso strutture adeguate, dove ricevono un sostegno personalizzato, che include cure mediche, supporto psicosociale, orientamento scolastico e professionale e integrazione socioeconomica. Per far fronte ai bisogni più urgenti, vengono inoltre distribuiti kit alimentari e, quando le condizioni lo consentono, è previsto il ricongiungimento familiare con i genitori.

Nei Paesi menzionati i servizi per i giovani migranti sono spesso insufficienti. Per questo motivo, la DSC sta conducendo un dialogo parallelo con le autorità nazionali e locali per rafforzare la capacità di fornire servizi di base e integrare meglio le questioni migratorie nelle politiche pubbliche.

Il progetto rappresenta una risposta coordinata ai bisogni dei bambini e dei giovani, consentendo così di proteggere due gruppi demografici particolarmente vulnerabili e di rafforzare le capacità locali e nazionali nella gestione della migrazione.

Contatto

Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)
Eichenweg 5
3003 Berna