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ComunicazioniPubblicato il 17 luglio 2025

Diritti fondiari: gli abitanti del Laos acquisiscono fiducia in se stessi

In Laos molte persone non dispongono di documenti ufficiali che certificano i loro diritti all’utilizzo del suolo. Il mancato riconoscimento di questi diritti li rende vulnerabili all’accaparramento dei terreni, alle controversie e allo sfruttamento delle risorse naturali. Grazie a un progetto svizzero, gli abitanti del villaggio di Ban Nam Deua stanno prendendo consapevolezza dei loro diritti e imparando a battersi per il proprio futuro.

Un abitante del villaggio parla a un’assemblea sui diritti fondiari.

Una calda mattina, in una sala comunale dal tetto di latta e circondata da risaie, oltre 200 abitanti di Ban Nam Deua si riuniscono in assemblea. Alcuni arrivano a piedi, altri in moto. Su sedie di plastica blu disposte in fila ci sono giovani madri, anziani del villaggio e leader della comunità. Appena prima dell’inizio dell’assemblea un facilitatore prende il microfono e chiede «Qualcuno vuole cantare?».

Mentre il testo di una canzone conosciuta scorre sullo schermo del karaoke, la sala si trasforma. Sui volti delle persone presenti si moltiplicano i sorrisi. Quella che sembrava una riunione formale diventa improvvisamente un allegro e sentito momento comunitario, con un che di familiare. È il modo migliore per iniziare a parlare di una cosa seria come i diritti fondiari.

Qui a Ban Nam Deua la terra non è intesa solo in senso proprio. È il fondamento della vita, dell’agricoltura, dell’eredità e della stabilità. Eppure, per decenni, molte persone nei villaggi hanno vissuto senza diritti formali, su terre dai confini vaghi e con conoscenze giuridiche limitate. Quando sorgevano controversie, raramente avevano gli strumenti per affrontarle.

«Ho coltivato lo stesso appezzamento di terreno per decenni», racconta Bounthanh Seephantha. «Poi un giorno è arrivato qualcuno, l’ha misurato, l’ha recintato e ha detto che era suo. Non avevamo né le conoscenze, né il titolo né i mezzi per fermarlo».

Una sua amica, Loun Makmanee, dopo aver sentito la testimonianza di Bounthanh trova il coraggio di parlare. «Un vicino ha oltrepassato i confini del mio terreno», dice a bassa voce. «Ma non sapevo cosa fare e quindi sono rimasta in silenzio». Ora queste donne, e molte altre appartenenti a gruppi svantaggiati e minoranze etniche, stanno cominciando a poco a poco a farsi sentire. La consapevolezza di avere diritto alla terra e alle risorse naturali cresce di pari passo con la loro fiducia; anche le persone più timide cominciano a parlare in favore della loro terra e del loro futuro.

Due donne a un’assemblea comunale in Laos.

Questo cambiamento non è avvenuto da un giorno all’altro, ma è il risultato di un impegno pluriennale nell’ambito del progetto «Public Information and Awareness Services for Vulnerable Communities» (PIASVC) sostenuto dalla Svizzera, attuato da Helvetas e realizzato a Ban Nam Deua dall’Association for Development of Women and Legal Education (ADWLE), una delle 11 organizzazioni della società civile laotiane coinvolte nel progetto.

PIASVC è stato istituito per raggiungere oltre 30 000 persone in otto province. Nel solo distretto di Pakkading mira a coinvolgere 6000 persone in 12 villaggi, di cui 4100 acquisiranno maggiore consapevolezza del diritto alla terra e alle risorse naturali.

Il successo di questa iniziativa è nelle mani di molti agenti di cambiamento locali: 120 facilitatrici e facilitatori dei villaggi di Pakkading sono stati formati per presiedere le assemblee locali. Tra questi vi è anche Thongthee Douangdee, che afferma: «Prima non osavo neppure prendere in mano il microfono. Ora modero incontri di sensibilizzazione e questo è il mio quarto finora. Aiuto le persone a risolvere conflitti legati alla terra e sono orgogliosa della persona che sono diventata».

In questo distretto sono ora oltre 90 le persone formate in grado di fornire una consulenza giuridica di base affidabile nelle loro comunità. Anche i comitati di mediazione dei villaggi si sono rafforzati dopo che vari cicli di formazione hanno aiutato oltre 100 membri, di cui 30 donne, a gestire con disinvoltura le controversie a livello locale, dove le soluzioni sono più accessibili e sicure. «Oltre a guidare la comunità, la seguiamo e la ascoltiamo», afferma Bounlai Khamsoukthavong, il capo del villaggio. «È così che ci siamo guadagnati la fiducia». E aggiunge: «Adesso le persone sanno differenziare l’uso della terra. Parlano di eredità e di intestare i terreni sia ai mariti che alle mogli. I conflitti sono diminuiti, persino quelli domestici. Anche l’utilizzo del suolo all’interno della vicina foresta protetta è migliorato e gli abitanti del villaggio ora sanno dove possono o non possono andare e rispettano le regole di conseguenza».

La sala è piena di persone di ogni età.

Il cambiamento a Ban Nam Deua non è un caso isolato, ma rientra in un piano di più ampio respiro, a lungo termine e sostenuto dalla Svizzera in cui il sapere della comunità, l’emancipazione giuridica, la registrazione delle terre, la gestione sostenibile e le riforme politiche vanno tutte nella stessa direzione.

Mentre progetti come PIASVC accrescono la consapevolezza e aiutano a risolvere le controversie all’interno dei villaggi, la Svizzera si adopera in parallelo per rafforzare il sistema fondiario nel suo insieme. I titoli di proprietà vengono sistematicamente formalizzati tramite l’iniziativa «Enhancing Systematic Land Registration» (ESLR), mentre il progetto «Land for Life» (L4L) punta a fare in modo che la terra venga utilizzata in maniera produttiva e responsabile, ponendo le comunità al centro delle decisioni di investimento. L’iniziativa «Mekong Region Land Governance» (MRLG) contribuisce a creare uno spazio di dialogo, a riconoscere le pratiche fondiarie consuetudinarie e a incoraggiare le riforme politiche in tutta la regione. Le attività più recenti del programma «Land Management and Decentralised Planning» (LMDP) hanno contribuito a migliorare la chiarezza giuridica e la governance nelle aree forestali, che spesso ospitano le comunità più vulnerabili.

L’insieme di questi sforzi riflette un approccio svizzero alla cooperazione che considera la terra non solo una questione legale, ma anche il fondamento della coesione sociale, della parità di genere, di opportunità economiche e della resilienza al clima. Rafforzare la governance fondiaria dalle economie domestiche al livello nazionale e regionale significa concretamente che Bounthanh e Thongthee, affrontando una controversia legata alla terra o presiedendo un’assemblea, partecipano a un cambiamento di più vasta portata verso sistemi fondiari più equi, trasparenti e realmente inclusivi. L’impegno della Svizzera rimane quindi fondamentale non solo per compiere progressi nella regione, ma anche per sostenerli dove sono più urgenti.

Alla fine dell’assemblea, la sala comunale è in fermento. I bambini corrono tra le lavagne mentre le agricoltrici e gli agricoltori chiacchierano tranquillamente vicino alla porta. Loun, in piedi davanti all’amica sorride e riflette: «Siamo solo semplici paesani. Ma ora sappiamo più cose. E ciò significa che siamo lentamente usciti dall’oscurità e vediamo un po’ più di luce».

Contatto

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