Sipario aperto sui matrimoni precoci
Un autocarro trasformato in un palcoscenico si sposta tra i villaggi più remoti del Marocco. Gli spettacoli proposti sensibilizzano l'opinione pubblica sul fenomeno delle spose bambine.

Autore: Zélie Schaller
Amal è una giovane marocchina sognatrice, talentuosa e ottimista. Ama la scuola e vorrebbe proseguire gli studi, ma suo padre ha altri progetti per lei: l'ha promessa sposa. L'adolescente è sconvolta e ha incubi terribili. Riuscirà mai a superare le sue angosce e a uscire da questo periodo buio?
Amal, che in arabo significa «speranza», è la protagonista dello spettacolo itineranteIl muro. Questa nuova opera teatrale della compagniaSpectacle pour tous viene rappresentata in un autocarro, battezzatoAji Tfarej («Vieni a vedere»). Lo scorso inverno, il gruppo è andato in scena una quaratina di volte portando lo spettacolo in 16 diverse regioni del Marocco. Destinata a spettatori di ogni età, la pièce vuole veicolare due messaggi. «Il primo – afferma Hamza Boulaiz, direttrice diSpectacle pour tous – è chiedere una figlia in matrimonio significa rubarle l'infanzia. Il secondo è che tutti i bambini devono poter andare a scuola e scegliere cosa fare della propria vita».
Pesanti conseguenze
Sul palco, un muro simboleggia gli ostacoli che impediscono ad Amal di fare le proprie scelte. Lo spettacolo vuole mostrare le possibili gravi conseguenze di un matrimonio precoce non solo per le ragazze minorenni, ma anche per la loro comunità. In particolare, ci sono rischi per la salute. Le complicazioni legate alle gravidanze e ai parti sono fra le principali cause di mortalità fra le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Queste giovani donne hanno anche maggiori probabilità di soffrire di una depressione post-parto. Inoltre, sono molto diffusi l'isolamento, la violenza e gli abusi sessuali all'interno della coppia.
Il matrimonio precoce accresce anche la povertà. Una volta sposate, le ragazze sono considerate come donne adulte: le attendono i lavori domestici e l'educazione dei figli. Le giovani madri sono costrette ad abbandonare la scuola. Non istruite, hanno difficoltà a trovare un lavoro e non possono contribuire al mantenimento della famiglia. In questo modo si perpetua la situazione di precarietà in cui vivono. Inoltre, non possono contribuire allo sviluppo della comunità.
In Marocco, il numero di matrimoni precoci è in netto aumento. Secondo la presidente del Consiglio nazionale per i diritti umani, Amina Bouayach, sarebbero oltre 40 000 le minori ad essere state maritate nel 2018. La situazione è probabilmente ancora più allarmante, dato che le statistiche considerano solamente le unioni contratte legalmente. Nelle statistiche ufficiali non figurano i matrimoni informali o i cosiddetti «contratti matrimoniali» con uomini che vivono spesso all'estero e con padri senza scrupoli.

25 mila deroghe
Questa pratica, che riguarda sia le aree urbane che quelle rurali, è vietata almeno sulla carta dal 2004, anno in cui il Marocco ha modificato il Codice della famiglia («Moudawana») per migliorare i diritti delle donne. L'età minima legale per il matrimonio è stata innalzata da 15 a 18 anni. Tuttavia, il Moudawana prevede delle deroghe. Su richiesta dei genitori, il giudice può autorizzare il matrimonio di un ragazzo o di una ragazza di età inferiore ai 18 anni. La sua decisione è irrevocabile: non è ammesso alcun ricorso.
Nel 2018, le circa 25 000 deroghe legali autorizzate hanno contribuito ad accrescere il numero di matrimoni precoci. Tutte queste eccezioni riguardavano ragazze. Le associazioni femministe esigono l'abolizione di questa possibilità. Cosciente del problema, il governo marocchino ha chiesto all'Osservatorio nazionale per lo sviluppo umano di svolgere uno studio.
In attesa dei risultati, la compagniaSpectacle pour toussensibilizza genitori e società attraverso una pièce teatrale, che vede protagonisti quattro giovani attori professionisti. Confinati in uno spazio scuro di 38 metri quadrati realizzato nell'autocarro, gli spettatori sono ancora più ricettivi. «Le emozioni sono più forti che in un grande teatro», osserva Hamza Boulaiz. «Gioia, tristezza ed empatia coinvolgono gradualmente tutto il pubblico».

Favorire la discussione
Prima di uno spettacolo, la compagnia presenta l'argomento affrontato dalla pièce nelle lingue della popolazione locale: il darija, l'arabo marocchino e l'amazigh, la lingua berbera. Le attività si svolgono all'aperto, in una scuola o in un centro giovanile. Bambini e adolescenti si avvicinano alla recitazione giocando con il corpo, la voce e lo spazio. Hanno anche la possibilità di cimentarsi nell'improvvisazione. «Spesso è la prima volta che partecipano a un atelier di questo tipo e che assistono a uno spettacolo», spiega Hamza Boulaiz.
Oltre che delle unioni precoci, Hamza Boulaiz si occupa anche dei rapporti fra i generi, della situazione delle minoranze, della discriminazione e della radicalizzazione. Il camion allestito come palcoscenico itinerante favorisce il dibattito su queste tematiche in regioni remote e avvicina la popolazione al mondo del teatro e alla libertà d'espressione. Fondata nel 2010, la compagniaSpectacle pour tous, sostenuta dalla DSC, denuncia le violazioni dei diritti umani nel nome della religione, della politica e delle tradizioni e cerca di creare un movimento culturale in grado di coinvolgere le cittadine e i cittadini marocchini.

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