Sopravvivere alla siccità grazie a pratiche agricole sostenibili
Quest’anno le comunità agricole dello Zimbabwe sono state messe a dura prova da una stagione molto secca e raccolti scarsi, soprattutto nelle colture di base. Essendo l’agricoltura fonte di reddito e di sostentamento, molte persone si sono trovate in difficoltà. Oltre agli aiuti d’emergenza, la DSC sostiene progetti a lungo termine come la «Seed and Knowledge Initiative» (SKI), che promuove pratiche agricole sostenibili e resistenti alla siccità.

Quest’anno le comunità dello Zimbabwe hanno affrontato una delle più gravi siccità della storia recente, legata al fenomeno climatico El Niño. In tutta l’Africa australe ha smesso di piovere nel bel mezzo della stagione delle piogge e si sono registrate ondate di calore. I raccolti delle colture di base, il principale mezzo di sostentamento di gran parte della popolazione, sono crollati. Lo Zimbabwe e l’intera regione dell’Africa australe sono molto esposti ai pericoli legati al cambiamento climatico. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è attiva dal 2013 nel Paese con la «Seed and Knowledge Initiative» (SKI), progetto che consente alle piccole comunità agricole di far fronte a condizioni climatiche estreme. Ever Makwinimise, un’agricoltrice che vive nel distretto di Chimanimani, nella parte orientale dello Zimbabwe, utilizza pratiche agricole sostenibili e resistenti alla siccità che infondono speranza nella comunità e aiutano il Paese a prepararsi per affrontare meglio le emergenze climatiche.

Agricoltura sostenibile
Il mais è un alimento di base nello Zimbabwe: è fonte di sostentamento e reddito per milioni di agricoltrici e agricoltori. A causa della siccità è andato perso il 70 per cento del raccolto. Altre colture hanno subito un destino simile, generando insicurezza alimentare a livello nazionale (per 6 mio. di zimbabwani entro la fine del 2024, stima il PAM). Le comunità hanno sviluppato approcci bottom-up per diffondere pratiche agricole sostenibili come soluzioni locali alla crisi climatica. Una di queste iniziative è la scuola di agroecologia di Shashe nella provincia di Masvingo, nello Zimbabwe meridionale. Basandosi sulle conoscenze e sulle risorse locali, le comunità agricole coinvolte nella scuola sensibilizzano la popolazione in materia di buone pratiche di raccolta dell’acqua, produzione di concime e diversificazione di colture e bestiame. Viene sottolineata l’importanza di produrre vari alimenti – cereali tradizionali come miglio e sorgo, legumi tradizionali come noci di Bambara, fagioli e fagiolini, e oli tradizionali come l’olio di arachidi, sesamo o girasole – sia per garantire migliori valori nutrizionali che per diversificare i rischi, visto che i periodi di siccità e le ondate di calore incidono in modo diverso sulle colture. La scuola si prefigge di riorientare il sistema alimentare dello Zimbabwe per favorire la sostenibilità e la sovranità alimentare.

L’iniziativa SKI mira a invogliare le comunità agricole a praticare l’agroecologia. Un obiettivo secondario del progetto è mobilitare la società civile, le organizzazioni di agricoltori e i responsabili politici per sostenere tale approccio. I risultati sono molto incoraggianti per entrambi gli aspetti: il numero di piccole comunità agricole che praticano l’agroecologia nell’ambito della SKI è passato da 3900 a 24'600 (composte in maggioranza da donne), e quelle coinvolte in scambi di semi tra agricoltori sono raddoppiate, passando da 5500 a 11'000. Questi sforzi hanno avuto un impatto significativo sulla dieta alimentare delle comunità agricole, ora più varia e più sana. A livello sistemico, le autorità politiche appoggiano in maniera crescente gli approcci agroecologici che mettono in rilievo i diritti di agricoltrici e agricoltori. Il Governo zimbabwano ha adottato una politica agroecologica nazionale che sostiene queste pratiche agricole nel Paese. Il programma nazionale di sostegno alle comunità agricole non prevede più solo un aiuto sotto forma di sementi di mais e fertilizzanti, ma incoraggia ora le colture tradizionali e l’utilizzo di pratiche più sostenibili, adattate al clima della regione, come promuove da tempo la SKI.
La DSC ritiene che l’agroecologia sia l’approccio più promettente per affrontare le sfide crescenti e interconnesse dei sistemi alimentari odierni e garantire cibo sano per tutti. Si tratta di un approccio olistico che applica i principi ecologici alla gestione dei sistemi alimentari. L’agroecologia è un insieme di pratiche agricole, un movimento sociale e un ramo scientifico multidisciplinare.
Inizialmente l’agroecologia si è fatta conoscere come disciplina incentrata sull’applicazione, ai sistemi agricoli, di una serie di principi, come il riciclaggio, la salute del suolo e l’utilizzo efficiente delle risorse. Nel corso dei decenni ha assunto un significato più ampio, andando a inglobare l’intero sistema alimentare, dalla produzione al consumo, incluse le sue dimensioni ecologiche, socioculturali, economiche e politiche. Così, oltre a promuovere l’uso rigenerativo delle risorse naturali in agricoltura, l’agroecologia cerca anche di creare sistemi alimentari socialmente equi che garantiscano a tutti l’accesso a cibo di alta qualità. Questo include il rafforzamento dei legami tra produttori e consumatori e la garanzia di un accesso equo alla terra e alle risorse naturali. Inoltre, l’agroecologia pone una forte enfasi sull’inclusione dei gruppi emarginati e sostiene un approccio bottom-up alla produzione alimentare incentrato sulle conoscenze e le esigenze delle popolazioni locali.
Agroecologia: preparare le comunità agli effetti del cambiamento climatico
L’agroecologia si sta diffondendo in modo organico nello Zimbabwe. A Chimanimani, l’azienda agricola di Elias Jarawani si è trasformata ed è ora in grado di garantire un raccolto anche in condizioni di siccità, grazie alle tecniche di raccolta dell’acqua, al miglioramento della fertilità del suolo e alla diversificazione delle colture. Altri agricoltori e agricoltrici della comunità sono invogliati a copiare le sue pratiche. Secondo Elias, «l’agroecologia è la via verso la sostenibilità, e insieme possiamo costruire comunità più forti per affrontare le sfide del cambiamento climatico».

Chimanimani è anche la sede del Participatory Organic Research and Extension Trust (PORET), che lavora con piccoli agricoltori e agricoltrici per migliorare la sicurezza alimentare incitandoli a utilizzare metodi sostenibili. Alle comunità messe a dura prova dalla siccità, PORET ha fornito un aiuto vitale migliorando le tecniche di raccolta e diversificando le colture. In un villaggio, PORET ha reintrodotto alcune varietà di sementi, facendo riscoprire conoscenze e pratiche agricole tradizionali. Le storie di successo individuali dimostrano l’impatto di PORET e l’importanza della rafforzata coesione nelle comunità, soprattutto in un momento in cui molte di loro erano state danneggiate dalla siccità.
L’agroecologia è la via verso la sostenibilità, e insieme possiamo costruire comunità più forti per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
Il cambiamento climatico sta causando eventi meteorologici estremi – come la siccità che ha colpito lo Zimbabwe quest’anno – sempre più frequenti. Gli aiuti umanitari sono stati essenziali per garantire i mezzi di sussistenza nel Paese, ma progetti come la SKI insegnano alle comunità vulnerabili ai cambiamenti climatici come aiutarsi da sole. L’agroecologia unisce le persone in uno sforzo comune per proteggersi dagli impatti del cambiamento climatico e, così facendo, rafforza la sicurezza alimentare e allevia la povertà. Questi sforzi permettono inoltre ad agricoltori e agricoltrici come Ever di vivere in modo sostenibile, sano e produttivo garantendo un futuro migliore alle generazioni future.
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